Vox Maiorum

Carmina Burana (XIII secolo)

I Carmina Burana sono testi poetici del XII e XIII secolo contenuti in un manoscritto, il Codex Latinus Monacensis, custodito nella Biblioteca Nazionale di Monaco di Baviera e proveniente dal convento bavarese di Benediktbeuern, presso il confine austriaco. Fu lo studioso Johann Andreas Schmeller nel 1847 a darne il nome di Carmina Burana in occasione della prima pubblicazione.
La raccolta contiene 315 testi di cui solo 47 con il relativo andamento melodico. Le tematiche sono le più disparate: si trovano composizioni di argomento satirico e morale (canti 1-55), sull’amore (canti 56-186) e sul vino e il gioco (canti 187-228), più due drammi religiosi che chiudono il manoscritto. La maggior parte dei testi sono in latino, una parte minore in tedesco. Alcuni degli autori conosciuti sono Ugo di Orléans (suo il canto 194), l’Archipoeta di Colonia, chierico renano sicuro compositore dei canti 191 (la famosa Confessio Goliae in cui si appella probabilmente al cancelliere di Federico Barbarossa Rainaldo di Dassel) e 220, Gualtiero di Châtillon (forte critico verso l’intervento dei laici nella Chiesa), Pietro di Blois e Filippo il Cancelliere, tutti vissuti nel XII secolo.
In generale questi canti erano composti da studenti e maestri delle scuole urbane, che nell’Europa dell’epoca si stavano moltiplicando, per la maggior parte chierici che spesso prendevano i voti (di solito gli ordini minori) appositamente per avere i mezzi per studiare, poco inclini quindi alla disciplina richiesta dalla loro condizione ecclesiastica; Pietro Abelardo fu un caso emblematico, ma sicuramente non fu l’unico “ribelle”. Da qui, legata a questa tradizione poetica, nacque la figura del goliarda, col passare del tempo trasformata in un’immagine quasi mitica che in qualche modo ha finito per tradirla: erano clerici vagantes, indisciplinati studenti ovviamente malvisti dalle autorità ecclesiastiche che li accusavano di comporre canti osceni e parodie di inni sacri, vestirsi in maniera non consona, frequentare osterie e bordelli, vivere di espedienti non sempre leciti. Al di là delle interpretazioni anche fantasiose che hanno dipinto i goliardi addirittura come una setta, essi rappresentavano la punta estrema del movimento di reazione contro i cattivi costumi presenti nelle alte gerarchie della Chiesa e le collusioni con i poteri laici, posizione peraltro non rivoluzionaria ma perfettamente in linea con lo spirito della riforma gregoriana: « Iam mors regnat in prelatis: / nolunt sanctum dare gratis, / quod promittunt sub ingressu, / sancte mentis in excessu; / postquam sedent iam securi, / contradicunt sancto iuri. » (« La morte ormai regna sui prelati che non vogliono amministrare i sacramenti senza ottenere ricompense, come promettono all’inizio della loro missione, rapiti dall’estasi divina; al contrario, appena siedono sul trono ormai sicuri, contraddicono il loro santo giuramento »).


Pagina del manoscritto dei Carmina Burana

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